Comunichescion | 02 marzo 2026, 23:16

Pallavolo, verso un arbitro digitale? La categoria davanti alla rivoluzione tecnologica. Sarà l'estinzione?

Luca Muzzioli

Sempre meno scelte da fischiare? Tra falli "depenalizzati" e tecnologia la FIVB vuole cancellare la figura dell'arbitro?

Gli arbitri della Del Monte Supercoppa

Gli arbitri della Del Monte Supercoppa

La fine della categoria arbitrale così come l’abbiamo conosciuta. È una frase che fino a qualche anno fa sarebbe sembrata eccessiva, oggi invece accompagna una riflessione concreta sul futuro della pallavolo internazionale. Le linee guida e i test regolamentari approvati dalla FIVB stanno progressivamente ridisegnando il campo, non solo per atleti e allenatori, ma anche per chi è chiamato a dirigere le partite.

Le palle “in” e “out” visionate in tempo reale dall’occhio di falco di stampo tennistico, le doppie di fatto liberalizzate o interpretate in modo sempre più permissivo, il fallo di posizione cancellato, la proiezione verticale dell’asta computerizzata, la battuta regolata dal cronometro, la progressiva scomparsa del fischio per il semplice termine dell’azione: il quadro che si sta delineando è quello di una pallavolo sempre più automatizzata. A questo si aggiungono video check gestiti tramite tablet e sostituzioni sempre più integrate nei sistemi digitali di gara.

La domanda diventa inevitabile: che cosa resterà agli arbitri?

Per decenni la figura arbitrale è stata centrale, visibile, autorevole. Il primo arbitro sul seggiolone alto rappresentava l’autorità tecnica e simbolica della gara, il secondo arbitro era chiamato a controllare invasione, falli di posizione, panchine e dinamiche sotto rete. L’interpretazione del tocco, la valutazione della doppia, la lettura del muro, la gestione del ritmo del gioco erano competenze decisive, frutto di formazione ed esperienza.

Oggi, con il campo in configurazione internazionale e il primo arbitro collocato a ridosso delle panchine, il ruolo sembra già orientato verso una maggiore interazione con gli allenatori. Se anche il fallo di invasione dovesse essere rilevato in maniera elettronica (o cancellato se valutato di nessun impatto), la presenza del secondo arbitro rischierebbe di diventare marginale. In un’ottica di semplificazione del gioco "per renderlo più fruibile ad un mondo incolto sulla pallavolo" fans strepitanti che la FIVB vuole far appassionare  per aumentare i "clienti" (sembra che la volontà e l'unico indirizzo sia questo) il passo verso un ridimensionamento strutturale potrebbe non essere così lontano.

La trasformazione non riguarda solo il numero di ufficiali di gara, ma la natura stessa della carriera arbitrale. Se le decisioni tecniche vengono affidate ad algoritmi e sistemi di tracciamento, l’arbitro non è più il giudice sovrano dell’azione, bensì il supervisore di un processo. Non decide se la palla è dentro o fuori, ma verifica che il sistema funzioni. Non interpreta il palleggio, ma applica un protocollo. Non gestisce il tempo della battuta con il fischio, ma con un timer.

Il rischio percepito è quello di una progressiva riduzione del ruolo a pura amministrazione del match: annotazione del punteggio, controllo delle procedure, applicazione formale del regolamento. Una figura più vicina a un funzionario di gara che a un interprete tecnico del gioco.

E' una questione identitaria

Non è detto che si tratti della fine della categoria. Potrebbe essere una metamorfosi. Meno arbitri in campo, maggiore specializzazione tecnologica, nuovi percorsi formativi orientati alla gestione dei sistemi digitali, una figura sempre più manageriale e meno sanzionatoria.

La domanda di fondo resta aperta: quale appeal potrà avere la carriera arbitrale in uno sport dove la componente decisionale viene progressivamente automatizzata? Se l’arbitro ai massimi livelli diventa solo amministrazione, il fascino del ruolo rischia di affievolirsi. 

La pallavolo del futuro non potrà prescindere dalla tecnologia. Ma dovrà decidere se l’arbitro sarà un semplice esecutore di protocolli o una figura rinnovata, capace di dare ancora un volto umano all’autorità del gioco. 

E alla base?