Comunichescion | 27 gennaio 2026, 10:03

Coppa Italia Frecciarossa: Promossa la due giorni, segnali chiari dal movimento. Le pagelle

Luca Muzzioli

Conegliano torna alla vittoria, Scandicci c'è, Chieri legittima, Novara non cresce, il pubblico, l'evento, la reazione scomposta di Bernardi, il futuro...

Coppa Italia Frecciarossa: Promossa la due giorni, segnali chiari dal movimento. Le pagelle

La Final Four di Coppa Italia Frecciarossa all’Inalpi Arena si chiude con un dato che vale più di tante analisi: oltre 25.000 spettatori in due giorni, e il record di 12.853 spettatori per una gara di club femminile.  Una scommessa vinta, senza se e senza ma. La Lega Pallavolo Femminile (con il supporto territoriale della Fipav Piemonte)  ha dimostrato di aver innestato le marce alte non solo sul piano organizzativo, ma soprattutto su quello della consapevolezza: del prodotto, del movimento, del momento storico che la pallavolo femminile sta vivendo.

È stato un banco di prova ancora più significativo perché affrontato per la prima volta senza un partner storico con cui, negli ultimi 15 anni, molte scelte erano state condivise. Questa “prima solitaria” si è rivelata un successo pieno, rafforzato da un trend social e mediatico importante, figlio di scelte di comunicazione moderne e orientate al futuro, come l'aver notato per la prima volta  accrediti stampa con la scritta “influencer”. Da boomer verrebbe da archiviarla come un’anomalia, quasi una concessione folkloristica, ma in realtà è un segno dei tempi e di una strategia precisa: spingere su una comunicazione social che non passa più dagli spazi tradizionali dei giornali – che ormai leggiamo in pochi, spesso “noi anziani” – ma arriva direttamente alla gente, crea coinvolgimento, alimenta attenzione continua e, alla fine, contribuisce anche a riempire i palazzetti. Qualche dettaglio migliorabile – la musica forse un po’ troppo alta – ma sono sfumature. Voto: 9.




Conegliano torna a vincere (e non ha neanche il tempo di festeggiare)

Con il successo in finale, la Prosecco Doc Carraro Imoco Volley Conegliano interrompe un digiuno che, per questo club, era quasi un’anomalia: due finali perse consecutivamente, in Supercoppa contro Milano e al Mondiale per Club contro Scandicci. Ora però è certo che per una società che negli ultimi anni ha messo in bacheca 30 trofei, perdere due volte di fila era più una curiosità statistica che un segnale di crisi.
Conegliano è tornata quindi ad assaporare il successo con una prova corale, in un contesto in cui è giusto ricordare come la crescita delle avversarie sia figlia anche dello stimolo continuo rappresentato dall’Imoco. Non a caso, in questa stagione tre squadre di Serie A1 hanno già alzato un trofeo. Voto: 9

L’unico vero neo? Il calendario: il tempo di alzare la Coppa e la squadra di Santarelli era già in viaggio verso la partita più dura del girone di Champions League. Forse qualcosa, tra incastri nazionali e internazionali, andrebbe rivisto.  Voto 5, ai calendari



Scandicci, l’anno delle prime volte continua

La Savino Del Bene Scandicci esce da Torino con una sconfitta in finale, ma anche con una nuova tappa nella propria crescita. Prima finale di Coppa Italia della storia del club, perfettamente in linea con quello che Marco Gaspari ha definito l’anno delle prime volte.
La semifinale vinta contro Chieri ha richiesto energie fisiche ed emotive importanti, e in finale qualcosa in termini di lucidità è probabilmente mancato. Il 3-0 non racconta però tutta la partita: parziali altissimi, tutti giocati ai vantaggi, equilibrio costante, una gara che avrebbe potuto prendere direzioni diverse senza scandalo.
Scandicci ha affrontato la Final Four con l'aggravio di un peso ulteriore, quello nell'anima del suo allenatore colpito da un lutto familiare nella settimana del torneo torinese.  Che la squadra abbia giocato anche per lui è certo. Bel segnale.
Complessivamente resta la sensazione che manchi ancora qualcosa nel giorno decisivo (ad esempio, nello specifico, l'apporto di Antropova), ma le basi per essere la prima vera contendente di Conegliano da qui a fine stagione ci sono tutte. Voto: 8.



Chieri, altro miracolo sfiorato

La Reale Mutua Fenera Chieri conferma di essere una delle realtà del campionato. Alla vigilia accreditata dai pronostici come quarta forza della Coppa Italia, ha dimostrato sul campo di potersi giocare fino in fondo la possibilità di arrivare in finale ed essere almeno almeno meritevole di un virtuale gradino più basso del podio .
La squadra di Nicola Negro, con un budget nettamente inferiore rispetto alle altre semifinaliste, ha espresso qualità di gioco, capacità di resistenza e una continuità che la collocano a pieno titolo tra le prime 4 della Serie A1. Per arrivare a Torino ha superato quello che era probabilmente l’ostacolo più complicato, Milano, quindi in semifinale ha dimostrato di aver meritato di esserci, confermando di essere una squadra che non muore mai. Con qualche aggiustamento, il futuro può riservare ulteriori passi avanti. Voto: 7.




Novara, un passo indietro evidente

L’unico vero voto negativo di questa Final Four va alla Igor Gorgonzola Novara. Il 3-0 subito da Conegliano arriva contro un’Imoco non ancora nella versione “schiacciasassi” di altre stagioni, ma Novara non riesce comunque a trovare alternative credibili a una Tolok da 24 punti.
I numeri parlano chiaro: le tre bande insieme, Alsmeier, Herbots e Ishikawa, si dividono appena 10 punti complessivi, uno in più della sola centrale Squarcini. Una squadra troppo Tolok-centrica, che fatica a decollare e che, a questo punto, rispecchia nel quinto posto in campionato il proprio reale valore. Voto 5



Non è lo stile Novara

Da stigmatizzare anche il finale, con la scompostissima reazione di Lorenzo Bernardi,  reo di non conoscere un aspetto di un regolamento, che sì cambia molto spesso, forse troppo, ma che è e resta il regolamento. Atteggiamento gestito con molta tolleranza (e bravura) dagli arbitri per non rovinare il contesto (un cartellino rosso avrebbe chiuso il match, con annesso vittimismo finale;  il giallo+rosso provocato l'espulsione). 
Un episodio lontano dallo stile che storicamente contraddistingue Novara e sponsor. Voto: 4,5.

Un appassionato in più...

Bello anche misurare cosa lascia davvero una manifestazione così, al di là dei numeri e dei comunicati. Nel viaggio di ritorno in treno mi è capitata davanti la scena più semplice e forse più significativa: un papà con il figlio, premio promesso e mantenuto, la Final Four regalata come esperienza. Il ragazzino è ancora dentro quel mondo, lo vedi subito. Con il telefono sta scorrendo pagine di testo, sembra stia facendo i compiti, invece sta scrivendo un elenco: scorre il roster delle giocatrici del San Giovanni in Marignano, probabilmente la squadra della sua zona, con la speranza che si salvino.  "L'abbrivio è buono" ci dice il papà.
È questo che resta, e che spesso ci dimentichiamo di cercare: eventi come Torino lasciano un segno nelle giovani generazioni. Oggi è un elenco di nomi sullo schermo; domani potrà essere un giocatore, un dirigente, un allenatore, uno sponsor, o più semplicemente un tifoso che si porta dietro la pallavolo per anni. Non serve sempre l’aspetto clamoroso: a volte basta un tifoso in più. Senza voto, non serve.