Il 3 gennaio, una partita di Eurolega di basket tra Bologna e Milano, davanti al sold out di oltre 10.000 spettatori, ha fatto parlare di sé soprattutto per l’incasso. La cifra non è stata comunicata ufficialmente, anche se si è scritto che era il secondo incasso di sempre delle V Nere, ma resta una stima semi sussurrata: 400.000 euro, con chi – in assenza di qualsiasi dato certificato – ha azzardato addirittura 700.000 euro a fronte del precedente record. Al netto dell'ampia forbice, il punto è la dimensione dell’ordine di grandezza: una singola partita “evento” che muove cifre difficili anche solo da avvicinare nella pallavolo italiana.

Perché nel volley il modello economico è diverso, e lo raccontano i prezzi, dove e quando pubblicati. In Superlega il biglietto medio delle piazze più care è 12,80 euro a Modena e 11,05 euro a Cuneo; la gran parte degli altri club viaggia intorno ai 10 euro, con punte minime sotto i 7 euro a tagliando a Cisterna e Padova. Prezzi bassi e abbastanza uniformi, che sono diventati nel tempo una scelta identitaria: sport per famiglie, accessibilità, biglietto popolare.
Il problema è che questa impostazione, pur coerente con una certa cultura sportiva, oggi apre una domanda inevitabile: quanto spazio resta per aumentare il valore economico dell’evento, almeno dove il prodotto lo consentirebbe? Perché guardando l’insieme, il girone di andata di Superlega ha raccolto complessivamente 1.700.000 euro al botteghino. Una cifra importante, ma che rende immediato il confronto con il basket di vertice: i 400.000 euro stimati di Bologna–Milano equivalgono al totale di 11 gare del girone di andata delle due piazze più ricche al botteghino nella pallavolo italiana, Modena e Cuneo.

È chiaro che Bologna e Milano, nel basket, sono piazze particolari. Ma proprio per questo diventano un riferimento: non un modello da copiare ovunque, bensì un esempio da studiare per capire cosa significhi “partita evento”, cosa attivi davvero la domanda e quanto conti la percezione di valore. La pallavolo non deve rinnegare l’idea di sport accessibile, ma può chiedersi se, almeno al vertice, sia arrivato il momento di sperimentare con più coraggio: dare prezzo e cornice adeguati alle partite che possono reggere un salto di livello.
In fondo, non è solo una questione di biglietti. È una questione di posizionamento: decidere se il volley vuole continuare a essere soltanto uno sport “a prezzo contenuto” oppure se, in alcuni appuntamenti e in alcune piazze, può permettersi di essere anche un evento con un valore economico più alto e più riconosciuto e diventare davvero sostenibile.











