CONEGLIANO – Il nono scudetto della Prosecco Doc Imoco Conegliano porta con sé un significato particolare per Daniele Santarelli, che dopo la vittoria in finale contro Milano sottolinea soprattutto il percorso vissuto dalla squadra, più che il risultato finale.
"Credo che sia stata una grande dimostrazione di consapevolezza dei nostri mezzi, della forza dell’avversario, di umiltà, di lavoro di squadra" – spiega il tecnico. "Oggi abbiamo fatto una gara bellissima, abbiamo giocato veramente di squadra e questo mi inorgoglisce tantissimo".
Una prestazione che arriva dopo il passaggio a vuoto di gara 3, in un contesto non semplice anche dal punto di vista logistico e fisico. "Abbiamo fatto una gara al ridosso della perfezione, considerando che venivamo da una sconfitta casalinga, con tanto nervosismo pochi giorni fa. Ci siamo allenati poco, abbiamo viaggiato tanto, ma non possiamo pensare a quello che è stato: dobbiamo guardare a quello che abbiamo fatto oggi, ed è stato qualcosa di bello".
Santarelli riconosce le difficoltà create da Paola Egonu, protagonista della serie con Milano: "Paola ci ha messo davvero tanto in difficoltà, in certi momenti sembrava inarrestabile", ma evidenzia come la risposta di squadra abbia fatto la differenza nel momento decisivo.
Nel racconto dell’allenatore emerge con forza il valore del percorso stagionale. "Mi viene in mente tutto quello che abbiamo vissuto quest’anno: dalle difficoltà iniziali alla maturazione. Anche se era un gruppo maturo, questa è stata una stagione diversa, con tanti problemi all’inizio. Gli avversari hanno capito che non eravamo imbattibili come gli altri anni, ma da gennaio in poi abbiamo fatto un 2026 pressoché perfetto".
Uno scudetto che, per Santarelli, ha quindi un peso diverso rispetto ai precedenti. "È molto diverso da quelli che mi è capitato di vincere. Ogni anno ho imparato qualcosa, ma quest’anno ho imparato qualcosa di molto importante".
Alla domanda su cosa abbia appreso, la risposta è chiara: "Ho imparato a soffrire. Una stagione così non l’avevo mai vissuta. Siamo partiti male, abbiamo perso i primi trofei, abbiamo avuto difficoltà importanti, ma non ci siamo mai lamentati. Abbiamo lavorato, abbiamo capito che dovevamo cambiare qualcosa, e questo cambiamento è partito prima da me. Spero di aver trasmesso qualcosa alle ragazze".
Il riferimento è anche alle condizioni non ideali con cui Conegliano ha affrontato alcuni momenti chiave della stagione: "Abbiamo giocato un Mondiale senza una giocatrice determinante, con altre che arrivavano da periodi complicati, ma abbiamo continuato a lavorare senza cercare alibi".
Nel presente, però, non c’è spazio per guardare troppo indietro o avanti... Bergsamo superata, Ravenna ad un passo per numero scudetti. "Adesso penso alla Champions League. Abbiamo obiettivi a lunga scadenza che ci fanno sognare, ma io ho il VakifBank in testa".
Infine, uno sguardo alla dimensione storica del ciclo di Conegliano, ormai vicino ai grandi riferimenti del passato e al numero di gonfaloni della Sisley che ancora troneggiano al Palaverde. "Quel traguardo è bellissimo, ce l’ho tutti i giorni sopra la testa al Palaverde. Ogni tanto alzo gli occhi, ma preferisco guardare gli spazi vuoti più che quello che abbiamo già fatto. Cercheremo di riempirli il prima possibile".











