Comunichescion | 22 giugno 2026, 10:15

Velasco chiude l'esperimento Antropova schiacciatrice: l'Italia che non vedremo mai

Luca Muzzioli

Julio Velasco mette fine alla prova di Ekaterina Antropova in posto 4. Una scelta chiara che riporta l'attaccante nel ruolo di opposta, ma che lascia aperto l'interrogativo su una formazione azzurra con Egonu e Antropova contemporaneamente in campo.

Velasco chiude l'esperimento Antropova schiacciatrice: l'Italia che non vedremo mai

Il dubbio resterà. Ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante della vicenda.

Chissà come sarebbe stata l’Italia con Alessia Orro in regia, Paola Egonu opposta, Myriam Sylla e Ekaterina Antropova schiacciatrici, con Anna Danesi e Sarah Fahr al centro, Fersino libero, una formazione che, almeno sulla carta, avrebbe sommato una quantità impressionante di centimetri, potenza e soluzioni offensive.

Non lo sapremo mai.

Dopo la vittoria sul Giappone, infatti, Julio Velasco ha chiuso il dibattito in modo netto. Nessuna frase interlocutoria, nessun “vedremo”, nessun rinvio a valutazioni future. L’esperimento di Antropova in posto 4 è terminato. Una posizione chiara che non lascia spazio alle interpretazioni.

Ed è una scelta che va rispettata. Velasco non giudica soltanto quello che vede durante le partite. Valuta settimane di allenamenti, dinamiche di squadra, equilibri tecnici e tattici che all’esterno possono essere osservati solo in minima parte. Se ritiene che Antropova renda meglio da opposta, come alternativa diretta a Egonu o come arma da doppio cambio, è perché ha raccolto elementi sufficienti per arrivare a questa conclusione.

Il punto, però, non è contestare la scelta, le scelte sono dei tecnici.

Il punto è che l’Italia aveva davanti un’occasione rara per verificare fino in fondo una soluzione che sulla carta appariva affascinante. Le Finals di Volleyball Nations League, prima dell’Europeo, avrebbero potuto rappresentare il contesto ideale per capire se quella diagonale di posto 4 fosse realmente praticabile ad alto livello oppure no.  Con i potenziali rientri di Orro, Sylla, Egonu e Danesi. Tutt'altra squadra, tutt'altro equilibrio. 

Invece il progetto viene archiviato prima.

E questo significa che non avremo mai una risposta definitiva. Non sapremo se Antropova avrebbe potuto trasformarsi in una schiacciatrice di equilibrio o se le difficoltà in ricezione e nei meccanismi di seconda linea avrebbero reso impraticabile la soluzione. Non sapremo se la presenza contemporanea di Egonu e Antropova avrebbe generato una superiorità offensiva tale da compensare eventuali limiti. Non sapremo se sarebbe stata un’arma utilizzabile solo contro alcune avversarie o una vera alternativa tattica per i grandi appuntamenti.

Velasco ha scelto una strada diversa, probabilmente più lineare e più coerente con gli equilibri che sta costruendo. Antropova torna nel suo ruolo naturale, quello in cui ha costruito la propria carriera e nel quale continua a garantire il massimo rendimento.

Resta però una sensazione. Quella di un esperimento interrotto prima di arrivare alla verifica finale.

E quando accade questo nello sport, soprattutto con un talento fuori scala come Antropova, il risultato è sempre lo stesso: non resta la certezza di ciò che sarebbe successo, ma il fascino di ciò che avrebbe potuto essere.