Doppio Europeo alle porte, con una finestra spalancata sulle Olimpiadi di Los Angeles 2028.
Per quanto riguarda l'Italia femminile si parte dalla Svezia, da Göteborg, dove le azzurre iniziano il loro Campionato Europeo. L'Italia ci arriva dopo un'estate di gioie e qualche piccolo dolore. L'ultimo è stato l'infortunio di Loveth Omoruyi, che ha costretto Julio Velasco a fare un passo indietro dopo aver dato per chiuso, forse con eccessiva fretta, l'esperimento di Ekaterina Antropova in posto 4.
Anche dall'ultimo allenamento pre-Europeo a Göteborg sono arrivate indicazioni piuttosto chiare: Antropova è stata provata in diagonale con Sylla, con Egonu opposta nel sestetto titolare.
Una soluzione dettata dalla necessità, certamente, ma che riapre anche una porta che sembrava essere stata definitivamente chiusa.
Per l'Italia il vero Europeo comincerà più avanti
C'è poi un dato che sarebbe inutile nascondere dietro la prudenza delle dichiarazioni di rito. I primi avversari e, probabilmente, buona parte del percorso che porterà l'Italia da Göteborg a Brno rappresentano per questa Nazionale quasi un lungo periodo di preparazione in vista delle partite che conteranno davvero: semifinali e finali di Istanbul.
Non vorremmo risultare presuntuosi o approssimativi, perché nello sport le partite vanno sempre giocate, ma il divario tecnico costruito in questi anni dalla Nazionale femminile italiana rispetto a molte delle avversarie appare ancora oggi evidente. A maggior ragione rispetto alle squadre che le azzurre incontreranno nella prima fase.
L'Italia si presenta da campione olimpica e campione del mondo e parte con l'obiettivo evidente di arrivare fino a Istanbul. E lì, oltre al titolo europeo, potrebbe esserci qualcosa di ancora più importante: la possibilità di mettere già le mani sul pass per Los Angeles 2028.
Ed è proprio Los Angeles a portarci a un altro argomento.
Dall'Europeo al calendario che cambierà la pallavolo
C'è infatti un doppio filo che lega questo Europeo alle prossime Olimpiadi: quello dei nuovi planning internazionali.
Si è fatto un gran parlare della rivoluzione che la FIVB sta preparando per il periodo successivo a Los Angeles 2028.
Una considerazione va fatta: guardando complessivamente i calendari, il tempo messo a disposizione dei club potrebbe persino apparire superiore rispetto al passato.
Il problema è dove vengono collocate le interruzioni.
Stride in maniera impressionante l'idea di fermare la stagione dei club tra dicembre e gennaio, con finestre differenti tra settore maschile e femminile, per inserire nel cuore dell'attività nazionale gli appuntamenti delle Nazionali. Non sappiamo ancora se sarà semplicemente una rivoluzione alla quale il movimento dovrà abituarsi, come è successo tante altre volte davanti alle novità, oppure se diventerà realmente traumatica.
Una convinzione, però, ce l'ho.
Se la FIVB decide, la FIVB fa
Se la Federazione Mondiale, insieme al suo potentissimo braccio commerciale Volleyball World, arriverà alla conclusione che quel periodo dell'anno è quello migliore per vendere abbonamenti, diritti televisivi, palloni, bamboline, gadget e cotillon, difficilmente qualcuno riuscirà a fermarla.
Non gli atleti.
Non i club.
I giocatori potranno lamentarsi perché si gioca troppo, perché aumentano gli stress e i rischi fisici, perché si passerà da una partita di campionato a un periodo di preparazione con la Nazionale, quindi a un Europeo o a un Mondiale, per poi tornare dopo poche settimane nel club e ricominciare praticamente senza soluzione di continuità.
Ma quanto conteranno realmente queste proteste?
Poco.
E temo che conteranno poco anche quelle dei club.
Quando Gino Sirci, spaventato dalla rivoluzione prospettata, arriva a ipotizzare persino il ritiro della sua squadra, pone certamente un problema reale. Ma non è questa la minaccia che può far cambiare idea alla FIVB.
Per una ragione molto semplice, per quanto sgradevole possa essere dirlo: alla Federazione Mondiale la sopravvivenza di un singolo club interessa relativamente.
Se sparisse Perugia, il campionato italiano perderebbe una realtà straordinaria. Sarebbe un danno enorme per la SuperLega e per la pallavolo italiana.
Ma agli occhi del sistema internazionale?
Prima o poi nascerebbe un'altra squadra, in un'altra città. Oppure nascerebbe una nuova Perugia.
Il sistema conta proprio su questo.
I club, singolarmente, non rappresentano il vero punto di rottura del movimento.
Il vecchio detto "morto un Papa se ne fa un altro", mai come in questo caso rischia di essere appropriato.
Il problema è il potere
E arriviamo al vero nodo.
Finché all'interno della FIVB il voto della più piccola federazione del mondo avrà lo stesso peso di quello della Federazione Italiana campione del mondo, della Polonia, degli Stati Uniti, del Giappone o delle altre grandi realtà che producono giocatori, pubblico, televisioni, sponsor e movimento economico, difficilmente gli equilibri potranno cambiare.
Questo è il sistema.
E di questo sistema, piaccia o meno, siamo prigionieri.
A quel punto le strade sono due.
Possiamo continuare a gridare allo scandalo. E sia chiaro: anche a noi questo calendario, almeno per come è stato prospettato, non entusiasma affatto.
Oppure possiamo prendere atto dei rapporti di forza esistenti e cercare soluzioni differenti.
E i giocatori?
Non credo nemmeno che saranno gli atleti a ribaltare il tavolo.
La Commissione Atleti della FIVB è una struttura interna alla stessa FIVB. I suoi componenti partecipano alle attività della Federazione internazionale, alle sue iniziative, alle trasferte e alla vita dell'organizzazione.
È difficile immaginare che possa trasformarsi improvvisamente in un vero contropotere.
Un organismo chiamato a rappresentare i giocatori, ma strutturalmente inserito nell'istituzione con la quale dovrebbe eventualmente entrare in conflitto, parte inevitabilmente da una posizione debole.
Se gli atleti vogliono davvero avere voce nelle decisioni che riguardano calendario, carichi di lavoro, riposi e competizioni, probabilmente servirà prima o poi una rappresentanza realmente indipendente. Ma anche lì... gli atleti passano... Chi farà mai una battaglia il giovane che non ha voce? O il veterano che è agli sgoccioli e quindi più interessato al suo futuro che a quello degli altri?
La verità è che continueremo ad assistere allo stesso schema.
Atleti che protestano ma non decidono. Club che protestano ma non decidono. Federazioni nazionali che, singolarmente, hanno un peso limitato.
E dall'altra parte una FIVB che dispone del potere politico e, attraverso Volleyball World, di una forza commerciale sempre maggiore.
Questa, oggi, è la situazione.
Tutto il resto ... temo sia "noia".











