Comunichescion | 30 ottobre 2026, 09:42

Calendari FIVB: Sirci ha ragione. Ma è disposto a fare qualcosa?

Luca Muzzioli

Il grido d’allarme di Perugia è condivisibile. Per cambiare la direzione della federazione mondiale, però, serviranno scelte concrete e una rappresentanza dei giocatori capace di pesare davvero. Le parole di Lorenzetti un monito chiaro: servono azioni forti

Questa doveva essere la provocazione alla FIVB... (scritta nel cartello modificata con AI)

Questa doveva essere la provocazione alla FIVB... (scritta nel cartello modificata con AI)

Ho seguito la conferenza stampa di Gino Sirci. Condivido il grido di dolore del presidente di Perugia sul futuro dei calendari. Mi rimane una domanda: dopo aver spiegato perché questa strada è sbagliata, chi è disposto a fare qualcosa per fermarla? Lui stesso, oltre alle parole, è disposto ad azioni forti? 

Prima, però, una considerazione su Simone Giannelli. Alla domanda arrivata da remoto sui suoi eventuali confronti con Simone Anzani a proposito dei calendari, mi aspettavo qualcosa in più di risposte a monosillabi. Era abbastanza intuitivo che il senso della domanda fosse conoscere il contenuto del confronto: che cosa vi siete detti? Quali preoccupazioni avete condiviso? Quali risposte sono arrivate?

Anzani è il segretario della commissione atleti FIVB. È dunque un interlocutore che può portare queste preoccupazioni dentro la federazione mondiale. Sarebbe stato interessante capire come stia funzionando questo passaggio.  Se si convoca una conferenza per denunciare un problema che riguarda tutti, bisogna anche avere voglia di approfondire. Il confronto serve a questo, se naturalmente le parti in questione sono interessate al tema più delle apparenze. 

Venendo a Sirci, la sostanza della protesta è condivisibile. La proposta di calendario 2028-2032 della FIVB, con una lunga interruzione invernale dei campionati per lasciare spazio alle Nazionali, apre interrogativi enormi sulla sostenibilità del movimento di club. 

Personalmente, considero l’idea di un Mondiale o di un Europeo a dicembre una follia.

Si ferma il campionato, si disperdono i giocatori nelle rispettive Nazionali, poi si ricomincia. In mezzo ci sono preparazioni da rivedere, equilibri tecnici da ricostruire, carichi fisici e mentali da gestire. E ci sono i tifosi, ai quali si chiede di seguire una stagione che a un certo punto scompare per settimane, per poi ripresentarsi come se nulla fosse.

Per il pubblico sarebbe una frattura. Per gli atleti rischierebbe di diventare un altro esercizio di adattamento permanente: cambiare squadra, staff, obiettivi e preparazione più volte nell’arco dello stesso anno.

Il 2028 può sembrare lontano. Non lo è. Il già seppur breve tempo per cambiare strada esiste ancora, ma si ridurrà drasticamente quando queste finestre diventeranno assegnazioni, accordi e impegni organizzativi. Dopo sarà impossibile tornare indietro, detto che per esperienza, sono certo in FIVB, Azevedo e company (Volleyballworld) abbiano già deciso. 

Il punto sul quale, invece, credo che Sirci si illuda è il peso attribuito alla protesta di un presidente di club dai vertici dello sport mondiale. Anche di un presidente importante come è lui, che investe, vince e dà visibilità alla pallavolo.

La mia impressione è che alla FIVB l’eventuale disimpegno di un singolo imprenditore interessi molto meno di quanto quell’imprenditore immagini.

Se domani Sirci decidesse di smettere di spendere nella pallavolo e di comprarsi una barca per viaggiare con la moglie (come ha confessato in conferenza stampa), temo che a livello mondiale la reazione sarebbe piuttosto semplice: morto un papa, se ne fa un altro. Chiude Perugia? Arriverà un’altra società, da un’altra parte. Per l'Italia un. dramma sportivo, a livello mondiale lo spostamento di pochi gradi sulla mappa geografica.

Non sto dicendo che sia giusto. Sto dicendo che temo sia questa la logica. Il valore costruito in una città, il rapporto con il pubblico, gli investimenti di anni possono essere considerati sostituibili dentro una visione globale del prodotto.

E allora arrivo al passaggio di Angelo Lorenzetti che considero centrale: servono azioni forti.

Perché una rappresentanza ha senso se può incidere sulle decisioni. Se chi deve subirne le conseguenze può soltanto esprimere un parere, mentre qualcun altro decide comunque, il problema riguarda il potere prima ancora delle date.

Quale potrebbe essere, dunque, un’azione forte di Perugia?

Dire: "A queste condizioni, al VOSTRO Mondiale per club non partecipiamo".

L’edizione di quest’anno è in programma in Polonia dal 15 al 20 dicembre. È una competizione FIVB che - A PROPOSITI DI CALENDARI - occupa un altro spazio nel calendario dei club. Rinunciarvi sarebbe un segnale concreto, rivolto direttamente all’organizzatore contro il quale si protesta. 

Certo, avrebbe un costo. Sportivo, economico, di immagine. Forse anche sanzionatorio. Perugia dovrebbe rinunciare a una possibilità di vincere e a una vetrina internazionale. È l’obiezione più comprensibile. Ed è anche il motivo per cui un gesto del genere avrebbe un peso.

Temo però che non accadrà. Perché alla fine tutti contestano la FIVB, ma quando arriva il momento di rinunciare a qualcosa per dare forza alla contestazione, si torna in campo. Anche gli atleti.

Eppure resta la possibilità che siano i giocatori a costruire una risposta internazionale. Qui le associazioni giocatori avrebbero un compito decisivo: raccogliere una posizione comune, renderla pubblica e darle un peso politico effettivo. Anche attraverso i rappresentanti già presenti nelle istituzioni.

Sirci ha ragione a lanciare l’allarme. Ma se a quell’allarme seguirà soltanto la regolare partecipazione a ogni appuntamento, a Losanna potranno continuare a decidere contando sulla disponibilità di tutti.

La domanda rimane: chi è disposto a rinunciare a qualcosa per cambiare le cose?